Reni, Guercino e il Seicento Bolognese

I pittori del Seicento bolognese godono di fama internazionale. Pur nelle oscillanti fortune, non è mai venuto meno il riconoscimento del ruolo strategico svolto dai Carracci, da Guido Reni e dal Guercino nella storia della pittura europea; così come, nella seconda metà del Seicento, opere di Elisabetta Sirani, di Lorenzo Pasinelli, di Carlo Cignani, di Marcantonio Franceschini e di altri pittori bolognesi varcarono le Alpi verso i paesi germanici e anglosassoni; per non dire dei decoratori e degli abili quadraturisti prospettici che lavorarono alla corte medicea come a quella estense e raggiunsero Roma, Genova, Madrid, Parigi, Vienna e altre città europee.

La mostra si compone di opere altrimenti non visibili di proprietà delle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

Vi figurano Guido Reni, alla cui ultima attività si deve la Lucrezia che si appresta al suicidio, oppure il Guercino, con San Pietro penitente; ma anche Simone Cantarini, allievo ribelle di Guido Reni, con un capolavoro di severo naturalismo quale il sobrio, penetrante Doppio ritratto di uomo con cappello e donna con rosario acquisito in un’asta statunitense; e altri allievi del grande maestro come Francesco Gessi, Gian Giacomo Sementi e Giovanni Andrea Siranipadre della celebrata Elisabetta, autrice della Porzia che si ferisce alla gambae del Ritratto allegorico di Anna Maria Ranuzzi con i figli, nelle vesti della Carità.

Una sezione di dipinti di soggetto religioso allinea pittori sensibili agli insegnamenti del cardinale Gabriele Paleotti, cioè il devoto Giovanni Battista Bertusio, allievo e collaboratore di Ludovico Carracci, con un Crocifisso, santa Tecla e il committente della famiglia PellegriniVincenzo Spisanelli, allievo dell’anversese Denys Calvaert, con una Deposizione di Cristo nel sepolcroGirolamo Negri detto il Boccia con un grande Ecce Homo ispirato all’affresco di Ludovico Carracci ora nell’oratorio di San Filippo Neri e altri artisti quali Giovanni Maria Viani, il figlio Domenico Maria e infine Marcantonio Franceschini, l’erede del classicismo purista di Carlo Cignani, apprezzato dai collezionisti europei.

Chiude il secolo la lunga parabola artistica di Lorenzo Pasinelli, qui rappresentata da una giovanile Sibilla e dal monocromo con lo Svenimento di Giulia davanti alle vesti insanguinate del marito, bozzetto per il grande dipinto della Pinacoteca Nazionale di Bologna, oltre che dalla luminosa tela con Angelica innamorata che incide sull’albero il nome di Medoro.

Né mancano i ritratti (Bartolomeo CesiRitratto di Lattanzio Graffi, paggio di Clemente VIII) e i quadri con soggetti di vita quotidiana (Giovanni Maria TamburiniScena di mercato e Mendicanti alla questua); mentre le due tele ovali di Giovan Gioseffo Santi con Prospettive architettoniche e figure, una delle quali provvista di firma, documentano un genere di pittura in cui gli artisti bolognesi avrebbero conquistato il primato in Europa grazie alle scenografie dei Bibiena.

L'Associazione Le Guide d'Arte è disponibile per visite guidate, per informazioni: tel. 051 275 0254, cell. 346 4233 866, email: info@guidedarte.com.